martedì 17 ottobre 2017

Kanagawa (Iello)

L'estremo oriente, il Giappone più in particolare, colpisce profondamente l'immaginario di molte persone, compreso il mio, nonostante non abbia poi così tanti giochi con questa ambientazione.
Il tema di Kanagawa, creare un dipito Sumi-e andando a lezione da un maestro e migliorando le proprie competenze, attinge a piene mani da questa cultura e mi ha sicuramente attratto, se aggiungiamo la firma di un designer sulla cresta dell'onda come Bruno Cathala l'acquisto diventa quasi un instabuy.

Già diversi hanno parlato delle regole e potete trovare facilmente dei video che ne spieghino il gamplay. Mi concentro quindi solo sulle caratteristiche che dovrebbero spingervi a scegliere o meno di acquistare questo gioco.



Il flusso di gioco è veramente semplice e lineare, in linea con il target molto casual gamer a cui si rivolge. A parte un paio di arzigogolature sui diplomi, perfettamente comprensibili da un qualunque giocatore, ma un filo articolate per chi è meno avvezzo ai giochi moderni, il gioco fila liscio per tutta la sua durata, contenuta, e con un turno che tiene attenti e attivi tutti i giocatori. La mini gestione del proprio studio poi fornisce una buone dose di appagamento.


I materiali sono da paura, come Iello ci sta abituando, e con una volontà eye catcher chiarissima. Nell'immagine potete vedere la plancia in bambù che innalza il pregio del prodotto, i segnalini per determinare il primo giocatore sovradimensionati (nell'immagine però sono fuori scala), i pennelli (difficile vedere una roba del genere fuori da kickstarter) e la grafica di sicuro impatto. Sicuramente il prodotto si distingue dalla massa e al tavolo non può che suscitare interesse. Se volete vedere l'unboxing dei materiali vi consiglio il report fotografico di ILSA qui.

Ma allora perché l'hai venduto? Prima di tutto per la strana avversione che nel gruppo abbiamo per i giochi di carte, cosa che l'ha portato veramente poche volte a scendere dallo scaffale.
Sarà anche forse per l'ergonomia dei materiali, che lo portano a occupare una superficie sul tavolo (plancetta, diplomi, mazzo, pennelli, 11 carte in fila ciascuno...) molto prossima a un piazzamento lavoratori con plancia.
Inoltre, non ultima in ordine di importanza, la linearità che ne è un pregio per un determinato target, potrebbe portare a noia se si cerca qualcosa di un po' più articolato e se si hanno dueotrecentogiochi tra cui scegliere.

Se pensate che possa essere il gioco che fa per voi e se volete sostenere il blog, potete trovarlo qui su Amazon in attesa di un'edizione italiana in arrivo nei prossimi mesi. Il gioco cmq è indipendente dalla lingua e trovate il regolamento tradotto sulla Tana dei Goblin.

2 commenti:

  1. dalla regia mi segnalano che il gioco sarà presentato in italiano a Lucca C&G, cosa che nonostante avessi intervistato i ragazzi di ManCalamaro nei mesi scorsi mi era sfuggita. quindi visto che costerà di meno andatelo a comprare nel vostro negozio (che sia fisico o online) di fiducia

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  2. Sembra molto semplice, ma altrettanto carino

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