mercoledì 8 marzo 2017

The Oracle of Delphi. L'oracolo è cieco.

Ultimamente ho scritto qualche pezzo con impressioni non positive, cosa che che difficilmente capita così in serie, forse perché sono di bocca buona, forse perché non mi va di perdere tempo a scrivere di un gioco che alla prima partita non mi ha convinto, ne tantomeno mi va di riprovare.
Oggi però vado a toccare un mostro sacro che con le sue ultime opere poco mi ha sconfinferato, sto parlando di Stefan Feld (ma ammetto di non aver giocato Aquasphere) e del suo The Oracle of Delphi.
Qualche settimana fa l'ho giocato in una partita a 4 giocatori durata circa 90 minuti, in cui tutti eravamo tesi nel cercare di svolgere per primi i 12 obiettivi, o 12 fatiche, di cui alcuni a setup fisso e altri estratti a inizio partita.




L'ambientazione l'avrete ormai capita, siamo in piena mitologia greca e novelli eroi micenei dovremo erigere statue, sconfiggere mostri, rifornire città, costruire templi e soprattutto navigare, navigare e ancora navigare. Il gioco è fondamentalmente un pick-up and deliver su mappa esagonata modulare a cui è stato aggiunta una spruzzata di altre idee. Il tutto è controllato da un tris di dadi da lanciare e utilizzare per svolgere le azioni e da una serie di accorgimenti atti a mitigare, è il caso di dirlo, la dea bendata.
Il gioco gira liscio e senza intoppi. Qualche scelta di design (il d10 per sconfiggere il mostro per esempio) potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma quello che fa storcere il naso a me è che manca il colpo di genio che mi sarei aspettato da uno dei maestri del german di spessore. Nonostante abbia vinto la partita con ben due fatiche di vantaggio e nonostante abbia percepito un po' di tensione in questa corsa, non ho provato il gusto che immaginavo.

Senza dilungarmi oltre nella disamina delle regole (trovate già diverse recensioni complete e tutorial) spendo due parole sui materiali. Abbiamo abbondante uso di legno (tutti i pezzi in plancia) e una serie importante di tesserine che andranno allocate sulla nostra plancia personale; di primo approccio mi sono sembrate un po' piccole, ma in definitiva sono ben dimensionate e con una taglia maggiore sarebbe stato eccessivo lo spazio richiesto. Nota di demerito per la plancia modulare... piatta e arida, una ferita agli occhi.

Chiosa finale. Sono un po' a corto di parole. Personalmente ho trovato sfidante il gioco ma non un'esperienza sufficientemente appassionante, ecco la parola, appassionante, da spingermi a fare un'altra partita a The Oracle of Delphi. Probabilmente gli appassionati di Feld invece troveranno poco da ridire in un gioco che non ha niente di male ma nemmeno una scintilla, per tutti gli altri il consiglio è di rivolgersi ad altro.

2 commenti:

  1. Grande Remo!
    Per dare un "non sufficientemente appassionante " ad un Feld ci vogliono le palle, e tu ce le hai! Bravo.

    A me i giochi di Feld piacciono molto (in tal senso ti consiglio Aquasphere perchè è veramente un bel cinghiale brucia cervella).

    Sull'Oracolo di Delphi (che vorrei provare a modena) ho letto tanto e in effetti vedo serpeggiare qualche dubbio, solitamente i grandi successi trovano un consenso quasi unanime.
    In tal senso ho grosse aspettative, spero di non essere tradito.
    Ci si vede a Play!
    un abbraccio

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  2. Purtroppo non ho ancora provato il gioco per capire al 100% il tuo pensiero, però di esperienze "non sufficientemente appassionanti" ne ho provate nei giochi da tavolo... Capisco quello che dici.

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