martedì 23 agosto 2016

Yeti, centrate il bersaglio (il Compulsivo)

Quando valuto un gioco mi impongo sempre di tener conto del target a cui è rivolto e quindi giochi di complessità e natura diversa posso meritare in relazione alle persone che riescono a intrattenere.

Alle volte può capitare però di bollare negativamente un gioco non tenendo conto dei giusti criteri come nel caso di Yeti, gioco della Pegasus portato in Italia da dV Giochi e presentato questa primavera in occasione di Play a Modena in cui i giocatori si calano nei panni di escursionisti armati di macchina fotografica per immortalare l'abominevole uomo delle nevi. Giocato in serate diverse da me, Elerand, ilBotta, e il Bimbo e poi rigiocato ancora per dargli una seconda possibilità, Yeti si è rivelato estremamente lineare, con qualche scelta da fare e una concatenazione semplice (troppo?) di azioni da imbastire... uno gne che non mi convinceva vista la cura che i ragazzi di dV stanno mettendo nella scelta dei titoli del loro catalogo. Prima di accantonare la scatola ho pensato di provarlo con qualche babbano e relativo figlio, sia mai che non siamo riusciti a comprendere lo spirito del gioco e... Boom Baby! Incredibile successo!


Lo potrei chiamare effetto Augustus (Hurrican, Mori, 2013). Una partita tira l'altra e le richieste su dove poterlo comprare si moltiplicano. Qual è il segreto del suo successo?

Innanzitutto i materiali, con una montagna tridimensionale in cartotecnica, non particolarmente imponente ma che fa la sua figura al centro della plancia, un po' come l'assalto a un treno nel vecchio west (notate che non è necessario smontare la montagna ma trova agevolmente spazio nella scatola). I dadi sono grandi, colorati, con icone chiare di immediata comprensione; la sensazione al tatto è molto piacevole... si poteva far meno, ma mi ha ricordato le scelte fatte per Splendor.
La grafica strizza l'occhio ai più giovani, ma qualche dettaglio comico la rende apprezzabile anche ai genitori; i colori poi sono accessi e spicca il contrasto tra quelli freddi e quelli caldi.
Veramente ben fatto.

Sul lato design, Yeti è un family (8+), che non dura più di mezz'ora; è incentrato sulle meccaniche tipiche dello yahtzee (lancia e rilancia i dadi più volte fino a ottenere la combinazione desiderata, ma occhio a una delle facce che è inutile e ti inchioda il dado) ma con un paio di interessanti integrazioni.
Primo, l'obiettivo del lancio non è ottenere uno sterile set di icone ma una combinazione di azioni da impiegare nella seconda parte del proprio turno. Questo comporta la costruzione di un piccolo ragionamento per risolvere la concatenazione di azioni e una serie di semplici scelte da fare in base anche allo stato della partita.
Secondo, la compensazione della sfortuna quando ottengo simboli neve. I primi due dadi neve sono inutili e non rilanciabili, il terzo dado neve diventa una faccia a mia scelta alla fine di tutti i rilanci, mentre dal quarto in su rimarranno sulla mia carta riepilogativa togliendoli anche a tutti gli altri giocatori: un handicap comune che rende meno pesante una serie di lanci sfortunati.
Soluzioni semplici, ma che ho trovato molto interessanti.

In conclusione, Yeti è un prodotto confezionato per bene per catturare le ignare famiglie, e un po' mi dispiace che non se ne parli nel tam tam sui social, perché troppo spesso mi capita di leggere alla domanda "Cosa mi consigliate di regalare a mio nipote per fargli conoscere i giochi da tavolo?" risposte tipo "Agricola o Puerto Rico e vai liscio che sono dei capolavori!". Se cercate un regalo per famiglie babbane, spendendo 30€ o meno, Yeti può fare al caso vostro.

1 commento:

  1. Yeti ce l'ho in lista da mesi per comprarlo.
    Ma alla fine ho preso la Guerra dei Meeple.
    Credo che a fine anno ci faccio il pensierino...

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