martedì 22 settembre 2015

Quantum... dall'analogico al digitale (il Niubbo)

Qualche mese fa ho proposto una breve introduzione per questo titolo ed ora i tempi sono maturi per approfondire l’argomento. Tralasciando le specifiche che potete tranquillamente rileggervi qui entriamo subito nel vivo di una questione che mi attanaglia le viscere.
La domanda che vorrei fare a voi gamers è la seguente: "E’ logico concedere di adattare un gioco da tavolo ad una piattaforma digitale?". No perché qui rischiamo di trovarci di fronte ad una nuova "rivoluzione industriale".
Da che mondo e mondo i videogiochi sono sempre stati ben diversi e divisi dai giochi da tavolo, due scuole di pensiero sostanzialmente agli antipodi. Non sono qui ora a stabilire chi meriti il titolo di miglior intrattenimento fra questi due mondi, anche perché entrambe le parti offrono sia lati positivi che negativi, ma è innegabile che queste realtà abbiano cominciato una inesorabile fusione.
Nello specifico è proprio stato grazie ad una piattaforma digitale di giochi da tavolo (BGA) che ho avuto la possibilità di conoscere ed apprezzare Quantum. Il mio giudizio su questo titolo non potrà mai cambiare in negativo per diversi motivi, motivi che mi hanno spinto a procurarmi una copia del gioco.

Prima di tutto, al momento, è in assoluto l’astratto che, grazie ad una grafica da "designer collection", più si camuffa in gioco di simulazione. I materiali sono pregevoli e di ottima fattura, colorati e funzionali. Abbiamo infatti 28 bei dadoni da 6 divisi in 4 colori ben distinti più i due dadi attacco e difesa bianco e nero. Troviamo poi all’interno della scatola perfettamente sagomata a tenere tutto ben in ordine 24 tesserone pianeti da 11x11 cm che compongono mappe sempre diverse, i cubetti quantum e le plance giocatore dove sono stampate le fasi di gioco e le azioni speciali dei nostri dadi/astronavi. A concludere i materiali due mazzi di carte (... da imbustare ahimè) ma (... e che ve lo dico a fare) illustrati molto bene. Anche le carte presentano un po di testo che descrive le loro caratteristiche one-shot o durature a seconda del tipo.
Secondo punto a favore per quello che mi aggrada nei giochi, l’interazione diretta che può essere aumentata o diminuita in base allo scenario che si decide di giocare. Ma che si aumenti o si diminuisca questo fattore prima o dopo ci troveremo costretti a suonarle di santa ragione o verremo suonati a nostra volta e vincere un combattimento può anche decidere la vittoria (con 6 attacchi portati a termine possiamo piazzare un cubo quantum gratuitamente).
Terzo pro la semplicità delle regole. Il regolamento stesso è scritto in modo chiaro con vari esempi e lascia veramente pochissimi dubbi ed include sapientemente due belle paginette di faq.
La modularità delle mappe rende ogni partita diversa dalle altre ed esauriti i modelli inclusi nella confezione ci si può sbizzarrire a crearne di nuovi. Ne consegue un bel pollice su anche alla longevità.
Un doveroso accenno al fattore aleatorio presente in quantum dato dal rilancio casuale dei dadi in diversi momenti. Come vedremo tra poco, le azioni possibili abbassano molto l’incidenza della fortuna. Anche le carte contribuiscono ulteriormente in questo senso ma quando si dovranno scontrare due stazioni da battaglia ad armi pari, purtoppo non potremo sottrarci alla sorte. Fondamentale in questo caso sarà l’aver o meno pensato ad un piano B in caso di sconfitta.

Fin qui tutto molto bello ma una cosa fondamentale mi riconduce al quesito iniziale. La meccanica di gioco prevede ad ogni turno l’utilizzo di varie azioni per ogni giocatore, tre azioni da scegliere fra quelle base (movimento, attacco, riconfigurazione, ricerca e costruzione) e un’azione specifica per ogni nave/dado in gioco. Se calcoliamo una partita a quattro giocatori con solamente tre navi in gioco per giocatore abbiamo qualcosina come circa 12.000 combinazioni possibili di mosse ogni turno. Ragionando prima singolarmente ogni giocatore avrà quindi "solo" 3.000 combinazioni tra cui valutare la propria scelta strategica. In questo gioco non è esclusa la possibilità di provare una mossa piuttosto che un’altra ma una volta che si decide di tornare sui propri passi ne derivano alcuni problemini del tipo : "Ero piazzato quì o lì?" "Ma questa è la prima o la seconda azione?" "Questa nave ha già sfruttato la sua azione speciale?". La soluzione è stata quella di fotografare lo scenario all'inizio di ogni turno di ogni giocatore per tenere tutto sotto rigido controllo. Probabilmente svariate centinaia di combinazioni sono assurde e illogiche ma ne rimangono altrettante valide e decisive. Se riconsideriamo il tutto in generale e ci dovessimo trovare a giocare con seri calcolatori capite che un singolo turno di gioco potrebbe durare parecchio.
Se giocando così alla versione materiale di quantum gli elementi "durata" e "riorganizzazione" non sono stati facilmente controllabili, ben diversa è stata l’esperienza digitale dove ogni combinazione di mosse è facilmente annullata da un semplice click con conseguente abbattimento dei tempi d’attesa. La concentrazione di ogni giocatore si sposta così unicamente verso la propria strategia e anche l’attesa del turno è più sopportabile senza doversi preoccupare di tenere segno delle posizioni iniziali e intermedie delle varie azioni.
Personalmente se avessi provato quantum solo nella versione da tavolo non so se mi sarebbe piaciuto così tanto, rischiando così di perdere un titolo che rimane in ogni caso degno di nota.
Questo discorso non vuole condannare solo questo gioco, anzi, non vuole condannare ne questo ne nessun altro gioco.  Quantum è stato un pretesto per un discorso che può valere per molti altri titoli e che potrebbero regalare esperienze di gioco molto diverse se giocati in un modo o nell'altro. Sono proprio queste diverse esperienze che si possono poi migliorare a vicenda sfruttandone i lati positivi e limitando i negativi di entrambe.


Alla luce di queste valutazioni rispondo positivamente all'avvento della digitalizzazione nei giochi da tavolo. Sedersi ad un tavolo con persone vere e manipolare dadi, cubetti e carte rimane per me ancora il modo migliore per gustarsi a pieno un gioco da tavolo con i suoi pregi e difetti ma svegliarsi alle tre del mattino, soli e sapere che grazie ad un computer c’è ugualmente la possibilità di fare una bella partita a Puerto Rico regala un’altrettanto bella sensazione.

2 commenti:

  1. Un bellissimo argomento di cui trattare :)
    L'utilizzo di un elaboratore di dati è un grosso vantaggio quando si parla di trattare con le regole. Per i motivi che hai detto tu e per tutto un fattore di preparazione e ottimizzazione dei tempi morti, quando il giocatore dovrebbe semplicemente svolgere azioni sul tabellone e con gli elementi di gioco che non richiedono alcuna scelta. Questa parti sono un peso per ogni giocatore e ogni buon game-designer, sapendolo, cerca di ridurle il più possibile. Purtroppo non sempre è possibile senza astrarsi molto da ciò che il gioco vuole rappresentare.
    Se al designer viene levato questo problema può sbizzarrirsi maggiormente ed esprimere molti più concetti senza appesantire troppo il gioco. Ma i videogiochi già li abbiamo!!!
    Perchè, pur avendo a disposizione i videogiochi, noi siamo tornati ad apprezzare i giochi da tavolo (a parte l'appiattimento di gran parte dell'offerta dei VG)?
    La mia risposta è: perchè in un gioco da tavolo tu hai la perfetta conoscenza delle regole che fanno girare il motore del gioco e hai la possibilità di sfruttarle al meglio. Certo, talvolta abbiamo informazioni nascoste, ma la base su cui funzionano la sappiamo e, da giocatori, col tempo, tendiamo a farci un'idea mentale della casistica possibile e a inglobarla nelle nostre ottimizzazioni.
    Se quindi usiamo una piattaforma digitale come attrezzo per visualizzare i nostri giochi e la utilizziamo per fare "conti standard" i giocatori... non capiranno come queste cose avvengono e non potranno valutarle.
    Un esempio? Io gioco spesso su yucata e altre piattaforme online a turni ma non riesco MAI a ottimizzare i giochi che fanno scattare l'end game in maniera "strana". Puntualmente non mi ricordo qual'è la maniera. Gioco e ad un certo punto TAC il gioco è finito e io non mi sono accorto che ci era vicino, abituato a farmi cullare dall'AI del gioco che pensava a quasi tutto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ottimo commento, Fabrizio, mi trovi d'accordo.
      Speriamo che giovani nuovi potenziali boardgamers ne tengano conto.
      :-)

      Elimina