martedì 14 luglio 2015

Non sottovalutate i Coloni (lo Snob)

Premesso che i giochi di carte solitamente non mi attirano, non ero certo al settimo cielo quando ilBotta si è presentato a casa estraendo con una mossa alla Silvan dalla sua borsa/ cilindro Coloni Imperiali. Sim sala bim, ‘vedrai che ti piacerà’, ha esordito, ‘l’abbiamo provato a play e io e Khoril ne abbiamo preso una copia a testa’. Sarà, ho pensato, ma nel gruppo io recito (senza troppa fatica) sempre la parte di quello difficile da convincere e ancora di più da accontentare. Comunque mi sono seduto, setup veloce, spiegazione anche e pronti via romani VS barbari.

Per l’appunto, come dicevo prima, il titolo è un gioco di carte, in cui controlleremo una delle quattro fazioni (romani, egizi, giapponesi, barbari) in lotta per la supremazia territoriale. Riassumendo in breve lo svolgimento (il regolamento lo trovate sul sito della Pendragon) possiamo dire che utilizzeremo la nostra mano di carte (fazione + comuni) per costruire edifici, produrre risorse e stipulare contratti che daranno risorse nei turni successivi. Tutto questo innescherà combo che ci permetteranno di allargare il nostro impero e commutare le risorse in pv. Ogni fazione ha un potere speciale e un proprio stile di gioco, anche se non l’ho trovato eccessivamente vincolante e comunque si potrà rompere le uova nel paniere altrui razziando risorse… e razziando risorse.  Cinque turni, da 1 a 4 giocatori per un 45 minuti (in due) che possono arrivare fino all’oretta e mezza in 4.



Dopo qualche partita, tutte in due giocatori per adesso (altri del gruppo l’hanno provato in più), posso dire che nel complesso il gioco mi ha soddisfatto. La grafica è piacevole, il paffutone in copertina come pure le altre illustrazioni, danno un tocco ironico fumettoso che non dispiace. Materiali ottimi con le risorse in legno e le tessere varie (monete, scudi, spade, segnapunti) in un buon cartone. Il turno gira senza problemi e il regolamento è piuttosto esplicativo, non necessita troppi pit-stop per correre in cerca di spiegazioni. Rimane uno dei classici titoli dalla coperta corta, finisce il turno e pensi che avresti potuto fare di più, che forse se avessi innescato quest’altra combo... quindi testa sempre sul pezzo o sono guai.  L’interazione c’è, anche se si è più che altro concentrati sul proprio orticello e alla fine si finisce per dare solo un occhiata veloce al ‘prato del vicino’ in cerca di qualche bella carta da razziare. Alcune razze, vedi i giapponesi e i barbari, sono più invasive rispetto alle altre anche se ognuna ha comunque qualche carta che spinge l’aggressività, ma nel complesso non ci si pesta troppo i piedi (anche se molto dipende dall’indole dei giocatori).

Sull’ambientazione invece non posso dire di averla poi sentita così tanto. Sarà che non capisco cosa ci azzeccano gli egizi con i giapponesi, ma avrei preferito qualcosa di più contestualizzato. Vero è che legarlo ad un mondo preesistente avrebbe molto probabilmente finito per ridurne la longevità, però credo si potesse fare meglio sotto questo aspetto. Inoltre, giocato senza espansioni finisce per essere un po’ monotono alla lunga, perché una volta che si ha preso familiarità con le quattro razze alla fine carte o non carte la partita resta quella. Quindi ben vengano le espansioni che, se ben congeniate (vedremo strada facendo) lo renderanno molto più longevo.

Ultima impressione personale, che non so bene se sia un pregio o un difetto, è la sensazione che si rischi di sottovalutarlo. La grafica e l’apparente semplicità (plancia grande quanto righello) potrebbero indurre a pensare che alla fine sia un giochetto senza pretese. Eppure nasconde delle potenzialità, saper sfruttare al massimo le peculiarità intrinseche delle razze non è poi così immediato, e la strategia improntata non può essere banale e legata alla semplice pesca aleatoria delle carte. Necessita invece di una buona pianificazione per assicurarsi la vittoria finale. Quindi, attenti a non sottovalutare i coloni, potreste perdere un titolo che alla lunga si ritaglierà il suo spazio facendo a sportellate con giochi ben più ambiziosi. Vero è che questa sua caratteristica potrebbe anche essere sfruttabile per attirare nuove leve nel ludico mondo dei giochi da tavolo, quindi decidete un po’ voi.
Non so perché, ma il paffuto pancione in copertina mi ricorda Ian Anderson dei Jethro Tull, e quindi vada con i Jethro, con il capolavoro Aqualung.


7 commenti:

  1. Vedo che oramai Baladin è immancabile sul vostro tavolo.
    ^_^

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    1. sta diventando un rituale mio e dello Snob :)

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    2. un sentito grazie Dado per averla suggerita a Remo, mi hai salvato! prima la scelta era tra il ginger del lidl e una bottiglia di vino aperta da tre settimane.. ;)

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  2. con i romani della partita di domenica ho giocato tutte e 4 le razze. i più impegnativi da giocare sono stati sicuramente i giapponesi. in una partita ho anche provato a usarli senza spendere in samurai e cercando di sfruttare la massiccia produzione di ometti rosa e non è male.
    molto appaganti anche i romani... con una caterva di edifici rossi da costruire.

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    1. grazie, i jethro non sono per tutti, bisogna avere il palato raffinato. ;)

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  4. Non avevo mai pensato a Ian Anderson, ahaha
    Scherzi a parte... la mia esperienza con il gioco era partita malissimo, mentre a fine lo adoravo!

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