giovedì 23 luglio 2015

Fresko. Pitura te che piture me (lo Snob)

Oggi non parliamo di novità, ma tiriamo in ballo un gioco che ha ben 5 anni sul groppone, portati molto bene a dire il vero, ma pur sempre in termini ludici un eternità. Un titolo che seppur vanta una lista di riconoscimenti lunga come la fedina penale di Corona, qua da noi aimè non ha proprio lasciato un segno indelebile. Stiamo parlando di Fresko (o Fresco, dipende dall'edizione), dell’impronunciabile duo Ruskowski-Subelbeck, con tanto di umlaut teutonica a spegnere tutte le fantasie sulla provenienza del gioco (se avevate pensato ad un'idea geniale di un autore di casa nostra dovrete rinunciarci, 1-0 per la Germania e palla al centro). Il titolo mi aveva incuriosito a prima vista, complice l’ambientazione rinascimentale (ho sposato una pittrice che non molla una mostra checcavolo), grafica e materiali eleganti e quel non so ché di diverso dal solito.


In pratica nella partita gestiremo una bottega di pittori che faranno a gara per restaurare il dipinto del duomo commissionato dal vescovo e tra una ruffianata all’alto prelato, una scudisciata ai nostri aiutanti perché si alzino di buon ora ed un ritratto veloce per tirar su due soldi, concorreremo per diventare i nuovi Da Vinci.
Accennando brevemente alle regole, senza dilungarci troppo, riassumiamo lo svolgimento della partita che si dipana in un numero variabile di manche in cui dovremo per primo scegliere alla locanda l’ora in cui tireremo giù dal letto i nostri apprendisti, per poi spedirli al mercato a comprare i colori , al duomo per affrescare, all'atelier per i ritratti, in laboratorio per la mescola delle tinte ed infine a teatro dove cercheremo di alzare il morale dei nostri sfruttati collaboratori. Il perno della manche è la prima fase, quella della sveglia, perché influenzerà tutto il resto del turno. Infatti alzarci presto ci permetterà si di essere i primi a scegliere in ogni zona della plancia, ma costerà sia in termini economici (con i prezzi più cari al mercato) che in termini forza lavoro, perché i nostri operai saranno più scontenti e alcuni potranno lasciarci. Nulla di nuovo per carità, ma ben amalgamato sia con l’ambientazione che con il flusso di gioco. Mi è piaciuta anche la porzione centrale della plancia, occupata dal duomo con il grosso affresco che rappresenta alcune scene di tipica espressione rinascimentale, che copriremo con tessere raffiguranti i colori necessari per portare a termine la relativa porzione del dipinto. Questo ci frutterà pv (che potremo incrementare se vicino c’è il vescovo) e denaro collezionando tessere. La sezione successiva, l’atelier,  è quella che mi convince meno. Si perché se usiamo la versione base senza espansioni ogni aiutante che manderemo qui ci porterà tre talleri con un massimo di nove a manche. Dato che a fine partita ogni due talleri guadagneremo un pv, il numero di denari accumulati risulterà determinante, spostando di molto gli equilibri a favore di chi avrà guadagnato di più. Come dicevo questa scelta a mio avviso stona con l’ambientazione, spostando giocoforza l’attenzione sull’accumulo di talleri, cosa che poco si addice al concetto di pittore rinascimentale. In alcune partite ad esempio è capitato che nonostante ci fosse chi avesse affrescato il mondo, la continua scelta da parte di un avversario di mandare aiutanti all’atelier, abbia fatto vincere quest’ultimo che di affresco ne aveva completato poche porzioni. Le mini espansioni  un pochino aggiustano il gap, ma rimane comunque a mio avviso un valore troppo alto quello di trasformare i talleri 2 a 1 in pv. Laboratorio e teatro offrono la possibilità infine di effettuare: il primo mescole di pigmenti per produrre colori, e il secondo di far salire l’umore e addirittura di guadagnare un aiutante extra.



Le sensazioni positive iniziali tutto sommato non sono state disattese. Mi piace il mix di meccaniche che il titolo mette sul piatto, anzi sulla tavolozza (che battuta di M) piazzamento lavoratori, scelta azioni simultanea, collezione tessere e movimento programmato. La partita non è noiosa, ci sono pochissimi tempi morti, se non nella scelta della sveglia e successivamente in quella segreta del piazzamento lavoratori sulla plancetta individuale. La sensazione di essere il Giotto della situazione c’è, tra la mescola di pigmenti, la pittura dell’affresco, l’esecuzione di ritratti, ci si cala bene nel ruolo. Sulla scalabilità mi sento di non approvarlo al 100%, in due infatti si deve utilizzare il giocatore fantasma che io odio quasi come una canzone degli One Direction! In compenso in tre o quattro gira che è un piacere e non dura più di un oretta e mezza. Devo inoltre dire che trovo una scelta intelligente e onesta quella di inserire nella scatola base tre mini espansioni, che possono essere giocate tutte insieme oppure come si preferisce,  aumentando sensibilmente la longevità e lasciando la sensazione di aver speso bene i soldi per l’acquisto. Nello specifico le tre vanno a modificare: una la sezione dei ritratti, fornendo più vantaggi e meno talleri. La seconda il laboratorio, con incarichi del vescovo che daranno ulteriori bonus nella collezione tessere. E la terza aggiungerà due nuovi colori nel laboratorio e tessere più complesse (ma decisamente più rimunerative) sull’affresco nel duomo. Insomma, quel grado di difficoltà in più se si vuole dare al gioco un po’ di strategia aggiuntiva, che non guasta mai. Peccato come dicevo in apertura che qui da noi non abbia avuto tutto il riscontro che forse meritava, rispetto ad altri titoli più blasonati Fresko si vede molto meno in giro e sugli scaffali delle ludoteche, ma a questo possiamo sempre rimediare.

Nella scelta del brano musicale da abbinare, come ormai da consuetudine snobbiana torniamo in casa nostra, anni 70, una delle migliori band italiane: New Trolls con l’opera d’arte “Concerto Grosso per i New Trolls”.

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