martedì 30 giugno 2015

The Gallerist. L'arte di Vital Lacerda (il Compulsivo)

Che Vital Lacerda abbia virato verso titoli di più ampia fruizione? Avevo buttato un occhio a Dragon Keepers, un titolo family con carte colorate e dadi che mi riprometto di approfondire; già me lo vedevo venduto al mercato delle grandi tirature quando poi mi ritrovo in cima alla Hotness di BGG The Gallerist, gestionale da una ventina di pagine di manuale (sto leggendo al versione 0.95) in corso di finanziamento su Kickstarter.



La premessa sembra interessante: la Age of Art e il capitalismo hanno creato una nuova professione, il gallerista; questa figura unisce i requisiti di commerciante d'arte, curatore di museo e direttore artistico. I giocatori potranno coltivare e promuovere artisti, vendere la loro arte, aumentare ed esercitare influenza in ambito internazionale. Oltre al pedone gallerista i giocatori potranno assumere e servirsi di assistenti per svolgere la grande mole di lavoro dietro al successo di una galleria d'arte e vincere la partita secondo quattro criteri:
- avere visitatori nella galleria,
- esporre e vendere opere d'arte in collezioni coerenti,
- investire nella promozione degli artisti per incrementare la fama e la celebrità,
- raggiungere la notorietà personale in quanto gallerista.

Utilizzando il regolamento, anni luce più chiaro di quello di Kanban (leggetevi lo spaccato di vita di Fabio qui), per analizzare brevemente il gioco. Troveremo una ricca dotazione in quanto a materiali (plancia, plancette personali, legname vario, tesserine e tesserone in quantità) resa probabilmente ancora più consistente dagli stretch goals (solo miglioramenti dei materiali e nessuna aggiunta regolistica) che non saranno esclusiva dei sostenitori del crowdfunding.
Si passa poi al set up, che a prima vista sembra rapidissimo, tornando a Kanban: molto più breve. Illustrazioni e iconografia sembrano un valido aiuto. Sarà comunque fondamentale l'uso di ziplock o portaminuteria per tenere tutto ordinato.
L'Overview e il Gamplay ci aiutano a capire il funzionamento generale dei componenti (in particolare delle sette locazioni sulla plancia principale di cui cinque comuni e due personali), lo scopo del gioco e il twist delle Kicked-Out Action su cui spenderei due parole. In pratica quattro locazioni sono esclusive e se vi è presente il gallerista o l'assistente di un avversario questo viene scalzato e mandato in una zona azione bonus. Interessante vedere quali ragionamenti genererà.
Durante la partita si attiveranno dei conteggi intermedi, ogni volta che i giocatori esauriranno i biglietti di un dato colore al box office, mentre due timer su tre (esaurimento di tiket, visitatori o artisti che diventano celebrità) decreteranno la fine della partita.
A corredo del regolamento troviamo le regole per il gioco in solitario, un ottimo esempio di gioco e qualche altra informazione utile.

In definitiva, The Gallerist mi ha intrippato e non poco. L'ambientazione non è di quelle sfruttate all'esasperazione ma piuttosto ricercata, come l'autore ci sta abituando di anno in anno. La grafica sembra pulita ed elegante, ben si sposa con il tema. Il twist dello scalzare gli avversari non è una novità, ma inserito in un sistema complesso introduce un livello di interazione che sarà interessante da sperimentare. Spero di poter leggere il prima possibile il regolamento nella sua versione ufficiale (magari in italiano vista la newsletter che ne annunciava la localizzazione tramite Giochistarter) e avervi incuriosito abbastanza da spingervi all'approfondimento delle singole azioni.

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