giovedì 19 febbraio 2015

Editori e mass market, qual è il problema?

Martedì Dado Critico ha sollevato su FB una interessante discussione sui giochi da tavolo in relazione al mass market. Ne è uscito che ognuno ha un proprio punto di vista ma probabilmente pochi hanno una visione chiara della situazione. Sfruttando l'elemento social ho quindi posto la seguente domanda ad alcuni dei miei contatti, fossero essi giocatori, autori, editori, blogger, distributori, etc. Sottolineo che lo scopo di questo articolo non è rivelare una verità, perché ciascuna realtà imprenditoriale ha complicazioni proprie oltre quelle oggettive che alcuni degli "intervistati" hanno sottolineato; l'obiettivo è quindi quello di riportare le pure opinioni in modo che ognuno possa trarre le proprie conclusioni su come questo argomento è percepito e/o conosciuto.
"ciao, domanda secca per un articolo in cui metterò tutte le voci di chi avrà la cortesia di rispondere: perché gli editori di giochi da tavolo italiani non si lanciano nel massmarket? degli ipermercati per esempio. grazie"
andrea chiarvesio (autore) - credo che lo farebbero volentieri! Ma i buyers dei supermercati per mettere un prodotto sui loro scaffali chiedono: a) uno sconto che pochi editori piccoli potrebbero permettersi b) un marchio o un gioco molto "noto" o comunque investimenti pubblicitari (anche televisivi) pesanti, tali da garantire vendite sicure (in gergo "un determinato livello di sell-out")  c) a volte o la possibilità di rendere l'invenduto (che rischia di far collassare un editore piccolo in caso di poche vendite) o un contributo economico per il posizionamento in determinati punti dello scaffale (all'inizio di una corsia, ad esempio, o sullo scaffale ad altezza degli occhi) o ancora un espositore da terra per i giochi (che è molto costoso e quasi nessun editore medio piccolo realizza).

mario cortese (dungeondice) - Spesso si fa confusione tra prodotto e segmento. Lanciarsi nel massmarket comporta una modifica di segmento, ovvero la necessità di convertire il proprio processo produttivo alle esigenze tipiche di un partner commerciale che, di fatto, lavora sulle quantità.
Pertanto bisogna operare:
1) con brand conosciuti, possibilmente passati in TV/RADIO.
2) su larga scala per abbattere i costi di produzione.
3) con contenuti semplici, di facile assimilazione per un cliente che investirà pochi minuti, se non secondi, a decretare il gradimento del prodotto e metterlo nel suo carrello.
Oltre a questo incidono sicuramente le condizioni di pagamento e di reso superagevolate richieste dai canali di distribuzione massmarket che possono facilmente mettere in crisi i flussi di cassa di un editore poco solido finanziariamente o semplicemente piccolo.
Si tratta pertanto di convertire il proprio processo produttivo da segmento specializzato a segmento generalista e ogni conversione costa tempo e denaro (ed ha un risultato incerto).

marco valtriani (red glove) - Per farla breve: gli editori non si lanciano nel mass market per ragioni di numeri.
Il mass market ti chiede tirature enormi, che vengono messe in vendita circa 6 mesi dopo l'arrivo nei loro magazzini, e pagati dopo altri 6 mesi, con margini molto bassi.
Questa cosa da sola è già abbastanza per scoraggiare qualsiasi editore specializzato.
In secondo luogo, bisognerebbe avere prodotti adeguati (quanti specializzati hanno abbastanza prodotti a catalogo da fare concorrenza a Hasbro, Clementoni e compagnia?), che devono fare a spallate con nomi famosissimi che magari hanno anche la pubblicità in TV (che ha costi insostenibili per un'azienda medio-piccola come di solito è un'azienda che fa giochi tabletop "di nicchia").

gianluca santopietro (sir chester cobblepot) - risposta secca, per quella che è la mia esperienza: per la dimensione che solitamenteha l'organizzazione commerciale dell'editore rispetto alla soglia di ingresso richiesta per accedere a quel tipo di mercato, le caratteristiche del mercato che formula l'offerta, le caratteristiche del mercato che formula la domanda.

massimiliano calimera (gioconomicon) - La grande distribuzione ha requisiti enormi, in termini di capacità di stockaggio, fornitura, trasporti...
Richiede anche una tale flessibilità che se non hai alle spalle una base finanziaria enorme possono mandarti in rovina in 5 minuti. Gli basta decidere che il tuo gioco anziché metterlo sugli scaffali a pasqua lo rimandano a natale.
Prendono solo la merce in conto deposito, tutto l'invenduto te lo rimandano indietro o lo rivendono a cifre ridicole solo per promozioni del supermercato stesso,
Hanno una gestione del reso che equivale alla perdità fissa del 10% della merce per danneggiamento.
E ovviamente c'è la mafia dello scaffale: se il tuo prodotto non è fortissimo devi allisciarti i distributori per avere visibilità.
Tutto questo non può chiaramente viaggiare in parallelo con la fornitura ai negozi specializzati. Se piazzi un tuo gioco identico a quello che fornisci a un negozio di gamer, sei automaticamente un traditore.
Di solito chi fa grande distribuzione lo fa con prodotti che vende solo in grande distribuzione e su cui ha margini enormi. Non certo i giochi da tavolo tradotti quindi (chiedi a un negoziante qualunque per conoscere i suoi margini ridicoli).

federico faenza (oliphante) - perche' devi pagare per farlo, e neanche poco. Lo spazio espositivo nei supermercati costa, a seconda di dove vuoi che i tuoi prodotti vengano esposti.
Inoltre, anche se sei disposto a pagare, non e' detto che il buyer sia interessato ai tuoi prodotti.
Poi le scontistiche le fanno loro, e non tu. Quindi se vendi in canali diversi c'e' il rischio che i tuoi prodotti vengano fatti oggetto di "dumping", turbando i tuoi clienti "core".
Una volta (prima della divisione dei canali televisivi con l'esplosione di digitale e satellite) se non facevi campagne pubblicitarie tv ti sognavi che accettassero i tuoi prodotti. Ora non so se siano cambiate le cose, ma mi sa che siano piu' o meno uguali.

spartaco albertarelli (autore) - Beh, dipende di quali editori parli. Editrice Giochi, Clementoni e Lisciani ci sono da sempre. Io, nel mio piccolo e grazie a Oliphante, lo scorso anno ho avuto Kaleidos sul catalogo punti Esselunga. Per quanto riguarda gli altri, non credo sia una volontà degli editori, quanto piuttosto una mancanza di titoli adatti per la grande distribuzione italiana. Aggiungici che se metti un gioco in grande distribuzione, poi puoi scordarti di venderlo ai negozianti specializzati (Kaleidos fa eccezione perchè era su un catalogo punti e non sullo scaffale) e poichè la GDO tratta i giochi praticamente solo a Natale significa fare una scelta comunque difficile. Se dai il tuo gioco di punta a un supermercato, poi non solo nei negozi tradizionali non vendi più quello, ma fai fatica anche a vendere il resto del catalogo.

andrea angiolino (autore) - Fin dagli anni '90 gli editori medio-piccoli hanno cercato la strada della grande distribuzione, che però non accettava giochi per i quali non veniva effettuata pubblicità televisiva. Non era quindi una scelta degli editori quanto del canale. Ritengo poi ci possa essere un problema di margini. Inoltre in un mercato in cui il prezzo finale non è imposto si tratta di un canale che presenta il rischio di ritrovarsi il proprio gioco a prezzo ribassatissimo, vuoi perché fa da "prodotto civetta" per il punto vendita vuoi perché liquidato dopo non aver avuto sufficiente riscontro, con l'effetto di bruciare il gioco e scontentare tutti gli altri rivenditori.

lorenzo tucci sorrentino (cranio creations) - Le condizioni di vendita richieste sono molto complesse e sono necessari prodotti ad ok per il target che li frequenta. Detto questo speriamo dal 2016 di riuscire nell'intento!

andrea vigiack (pendragon) - chiedilo al massmarket! sembra una battuta ma e' cosi', la GDO ha logiche e interessi molto diversi, tutti gli editorni agoniano di andarci, ma non e' mica semplice.

mauro di marco (ilsa) - perché costa, sia come impegno di produzione, sia perché per andare in ipermercato devi pagare :)

giacomo sottocasa (rose & poison) - perché il sistema del massmarket è complesso e difficilmente sostenibile per editori di "piccola taglia" come gli italiani

leo colovini (studiogiochi) - Xché entrare in Gdo è difficile e costoso, xché la maggioranza degli editori italiani non edita prodotti adatti, e non ha soldi x supportare le vendite con campagne TV. Il gioco è un prodotto difficilissimo da vendere, non si vende da solo, c'è bisogno di qualcuno competente che lo spieghi, oppure dev'essere legato a qualche licenza forte

michele quondam (giochix) - Dipendesse da noi... Semplicemente il massmarket vuole prodotti brandizzati

christian zoli (autore e quintet) - Non è che non vogliono, quasi sempre è che non possono!
Le catene distributivi del massmarket hanno regole diverse e reti già esistenti. So di diversi tentativi in questa direzione non andati a frutto, anche perché (e questo era ancora più vero qualche tempo fa) il massmarket non ha una richiesta alta di prodotti come questi.
Poi, alcuni editori sono più vicini a logiche di questo tipo e altri meno. Ghenos, per dirne una, ha prodotto spesso in passato giochi che sono stati distribuiti anche al di fuori del retail dei negozi specializzati.
Che poi ci saranno sicuramente moltissimi più qualificati di me a rispondere a questa domanda, la mia è una conoscenza riflessa.
Di una cosa sono certo: se ci fosse la possibilità, praticamente tutti gli editori la sfrutterebbero al volo!

andrea ligabue (giocatore) - Costi e assenza di assistenza alla vendita.

mario sacchi (ps giochi) - penso che nessun gioco per appassionati andrebbe bene in mass market in Italia, poi mi si dice che ci sono condizioni economiche molto difficili da sostenere. Comunque ho in mente di sondare il terreno.

lorenzo silva (horrible games) - Perché facciamo prodotti per il così detto hobby market non per il mass market. Non credo i nostri giochi venderebbero abbastanza nel mass market, inoltre i buyer dei vari auchan/toys are us non sono particolarmente interessati a giochi del mondo hobbistico e richiedono condizioni commerciali belle toste: sconto molto alto,  diritto di reso anche su merce danneggiata e un quantitativo molto alto... in poche parole il rischio rimane all'editore: per dare un gioco ad auchan devo produrne un sacco e loro poi lo piazzano li, ma se il gioco non vende da solo sono xxxxx miei poi. .. mi torna tutto indietro. I due mondi funzionano in maniera diametralmente opposta.  Nel hobby market è il consumatore finale che richiede un certo tipo di prodotto al negoziante e i negozianti conoscono i prodotti e a loro volta li propongono e li spiegano ai loro clienti, perciò  è un mondo dove vale molto la qualità del design/gameplay. Nel massmarket invece il gioco viene piazzato su uno scaffale insieme ad altri 1000, e poi deve vendere da solo... perciò alla fine vende il memory di peppa pig. La gente che va negli ipermercati mica legge boardgamegeek... non hanno mai sentito parlare di carcassonne... figuriamoci se prendono dungeon fighter... magari dungeon fighter di peppa pig si però!  Poi per fortuna la cultura ludica si sta diffondendo ed esistono dei giochi che sarebbero adatti ad andare nel massmarket (tipo dobble, timeline, jungle speed per esempio)... magari ci sono già, però a tal proposito asterion e giochi Uniti hanno sicuramente più esperienza di me.

matteo boca (recensioni minute) - Da profano del mondo del marketing, provo a pensare ad una risposta "ingegneristica". Un editore di lingua italiana ha sicuramente un bacino di utenza limitato ai soli fruitori di tale lingua, pertanto già normalmente ritiene di fare delle buone vendite quando parla di facciamo 10mila copie vendute (cifra estrapolata da qualche intervista beccata in rete). Facciamo che in questo momento il problema di budget/investimento sia trascurabile. Vogliamo vendere, fare soldi, ergo ci sta un piccolo sacrificio. Partiamo.
Facendo ricerca in rete, ho trovato 70 Carrefour, 150 punti vendita per Esselunga e 1400 per Coop, dandoci un 2000 punti vendita stimati suddivisi per diversi marchi della grande distribuzione.
Già così significa avere una tiratura da 10000 copie per piazzarne 5 in ogni supermercato (facciamo finta che ogni editore sappia QUALE gioco stampare in 10k copie per metterlo sugli scaffali, perché ha dati di vendita, ecc...).
Il problema è che quelle copie saranno sugli stessi scaffali di titoli come Monopoli, Risiko, ma anche L'allegro chirurgo, Indovina chi?, Uno... e a questo punto subentra il problema dell'informazione. I giocatori "ferrati" sanno recuperare i propri giochi preferiti online o nei negozi specializzati (un po' come per gli sport ad esempio: il Decathlon è ottimo per le robe da usa/getta, ma gli articoli per chi fa sport a livello agonistico si trovano altrove), probabilmente la copia del gioco "da supermercato" ce l'hanno già, perché si parte sempre dai "grandi classici family" per la propria collezione. Tra gli scaffali quindi si aggireranno genitori, nonni, amici, con informazioni ludiche pari a zero. Leggendo i nomi sulle scatole, si rifaranno a quelli che la loro testa riconosce come "già sentiti". Ad andar bene, chiederanno aiuto ad un commesso, ma, a meno di beccare un promoter ad hoc (penso a quelli di Smartbox ad esempio) non penso che le chance di beccare un ludico siano così alte.
Perché parlo di tali chance? Uno store online italiano conta circa 9000 like e circa 16000 sono gli iscritti di una Tana dei Goblin. Facciamo quindi che il numero di giocatori italiani si aggiri sui 25 mila (contando chi non è su FB e chi non è in tana, compresi eventuali intersezioni). In Italia siamo 60 milioni di abitanti... Ok, forse preferirei produrre un secondo gioco e farne 10000 copie, piuttosto che arrischiarmi in un progetto simile!

gabriele berzoni (amici ludici) - da quello che so la motivazione riguarda i costi e ciò che la grande distribuzione chiede (ad esempio numero di copie gratuite).

roberto di meglio (ares games) -  Posto che Ares non opera direttamente sul mercato italiano, secondo me la domanda è formulata in modo errato, senza offesa. Non perché "non si lanciano", ma perché "non si riescono a lanciare". Essenzialmente, è un problema di dimensioni. Visto che il gioco da tavolo non è un genere di ampio consumo, che va incontro a una domanda spontanea, un gioco o catalogo di giochi. per essere interessante alla grande distribuzione, va lanciato con un impegno promozionale, pubblicitario e produttivo che vanno al di là delle capacità degli operatori specializzati.  Alcuni tentativi fatti per l'incontrarsi di circostanze fortunate, senza aver dietro una poderosa macchina promozionale, si sono rivelati inconcludenti. Aziende come Hasbro ed EG hanno ormai uno spazio consolidato, con brand noti, che è sufficiente alle esigenze del punto vendita. Inserirsi in questo spazio vuol dire "sgomitare" con questi soggetti e con il disinteresse dei buyer per questa categoria - uno sforzo che non è alla portata economica (o nella convenienza economica) di nessun operatore.
Da notare anche come in mercati simili al nostro (Spagna, Francia) ci siano stati dei "corto-circuiti" positivi tra mondo del collezionabile e del gdt. Mi spiego: aziende come Asmodee e Devir hanno acquisito una notevole capacità commerciale e finanziaria grazie alle esclusive sui collezionabili, che hanno poi potuto fruttuosamente reinvestire per ampliare il mercato dei GdT. Ciò, per una serie di motivi 'storici', non è avvenuto in Italia, dove di fatto le esclusive sui collezionabili 'top' (Magic, YGO, Pokemon) sono state quasi sempre detenute direttamente dalle aziende produttrici.

barbara rol (dv giochi) - La domanda è secca, ma la risposta non può esserlo altrettanto. Ci sono alcune questioni da considerare:
1) i buyer del mass market hanno spesso una visione limitata del prodotto "gioco". Sono interessati solo a titoli per bambini, e ai pochi prodotti già affermati nel mercato. Forse per prudenza o forse per scarsa lungimiranza, non sono disposti a "uscire dal seminato". Se il trend del nostro mercato degli ultimi anni continua ad avanzare, forse c'è speranza che qualche buyer "illuminato" decida di mettere a scaffale nuovi giochi, ma...
2) ... le condizioni commerciali che il mass market richiede sono insostenibili per aziende delle nostre dimensioni. Si richiedono quantità elevate in conto vendita, con prezzi al pubblico stracciati e con sconti talmente alti che, se tutto va bene, il margine si riduce a pochi spiccioli. Per "restare a galla" nel mass market bisogna avere le spalle molto larghe, perché ci si espone a un rischio elevatissimo.
3) Se non fai alti volumi di vendita non puoi fare investimenti pubblicitari importanti. Se non fai campagne pubblicitarie importanti, il mass market non ti considera. Se il mass market non ti considera non puoi fare alti volumi di vendita. E' un cane che si morde la coda.
4) C'è un'ultima questione: non si può immettere nel mass market lo stesso prodotto che si vende nel negozio specializzato o nel punto vendita indipendente. I prezzi stracciati dei supermercati taglierebbero le gambe al piccolo negoziante. Il mass market richiede prodotti ad hoc, con tirature elevatissime. Inutile dire che il costo di una simile operazione è quanto meno impegnativo.

claudio bagliani (giocatorino) - non penso di essere competente nel settore visto che non conosco nel dettaglio molti aspetti... quello che posso sapere e che la distribuzione di massa è molto interessante per i singoli editori ed ogni anno cercano e sperano di entrare in quel circuito.
Quello che impedisce tale accesso è la richiesta di mercato italiano che attualmente è fermo al monopoli / risiko / tabù / visual game etc...
Questo più per questioni culturali e di visibilità, alla fine viviamo in un paese dove
1) giocare è per bimbi
2) cultura, il gioco da "grandi" e visto solo sul gioco d'azzardo dove regna la speranza e il sogno
3) l'italia ha il sole ed il bel tempo per molti più mesi di altri dove il gioco è visto sotto un'altra ottica

francesco berardi (clementoni) - Essendo uno sviluppatore di giochi per il mass market, non saprei darti una risposta certa riguardo alle motivazioni degli altri editori. Però un mio contributo posso darlo lo stesso. Ovvero, farti notare che, almeno per me, la domanda è posta male perché nel mass market ci sono già alcuni editori di giochi da tavolo italiani. Quindi, la riscriverei in questo modo: perché i nuovi editori di giochi da tavolo....? Anzi, forse è meglio così: perché gli editori di giochi da tavolo che si trovano nei negozi specializzati non vendono anche nel mass market?
Nel mass market, infatti, ci sono diversi editori italiani di giochi da tavolo:
Clementoni, Editrice giochi, Lisciani, Mac Due, Star Trade - Grandi Giochi, ETS Toys, Globo, Ronchi, Rocco Giocattoli, Dal Negro, Giochi Preziosi.
Attualmente, i più presenti come giochi da tavolo sono i primi 3. Mac Due, Star Trade e Rocco Giocattoli fanno prevalentemente dexterity plasticosi o elettronici.
Come giochi da tavolo nella sola grande distribuzione, alcuni vendono 100.000 scatole in un anno, altri 2.000, ma comunque possiamo considerarli presenti nel mass market.
La maggior parte di questi editori fanno anche altri tipi di giochi, o addirittura giocattoli veri e propri: forse per questo non ti è venuto spontaneo considerarli editori di giochi da tavolo.
Alcuni, come Star Trade, fanno solo localizzazioni, ma non vedo perché non debbano essere considerati editori di giochi da tavolo italiani, allo stesso modo di Asterion Press o altri che fanno prevalentemente localizzazioni.

Siamo finalmente giunti alla fine di questo wall of text, spero che la lettura di queste righe abbia potuto arricchirvi. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questo chiamiamolo sondaggio. La richiesta è stata pressante, avendo dato poche ore di tempo per dare una risposta, quindi alcuni non hanno avuto materialmente il tempo per partecipare, quindi ancora un grosso grazie a tutti coloro che ho contattato e che in alcuni casi si sono onorevolmente tirati indietro per mancanza di competenza.

(Dimenticavo... tutto questo testo è stato scritto tramite messaggistica, quindi con gli ovvi limiti alla scrittura. Ho preferito per lo più non correggere eventuali errori, abbreviazioni, etc tranne che per una persona horrible che scrive le parolacce e ho preferito mettere le xxxxx :-)

19 commenti:

  1. articolo molto interessante. mi pare siano uscite tutte le problematiche del caso. lavorando in maniera diciamo indiretta nel settore del mass market mi sento di quotare tutte le difficoltà espresse dagli intervistati. quindi forse tra dieci anni potremo farcela, dico forse ma non ci credo.

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. più che domanda mal posta, ho sbagliato a non specificare il soggetto "editori del mercato per appassionati".

      Elimina
    2. Scusa, l'ho riscritto sotto. L'errore è stato solo fare l'esempio dell'ipermarcato che ha dirottato l'associazione: mass market = GD. Cmq mi stupisco che in molti abbiano fatto confusione.

      Elimina
    3. quali altri canali distributivi del MM dovremmo prendere in considerazione?

      Elimina
    4. Tutti, il MM è una "tipologia di mercato", se vuoi sintetizzarlo chiamiamoli "gruppo di clientela maggioritaria e omogenea". Quindi ogni posto dove un cliente di questa categoria acquista è un canale distributivo. Questi clienti, in Italia, solitamente acquistano giochi in: GDO, Giocattolerie NT e GD, Librerie. In altri paesi ad esempio il canale preferito del Mass Market sono delle piattaforme di ecommerce e retailer non organizzati.

      Al di la dell'interpretazione corretta o sbagliata che sia del termine, tornando alla GD, negli ultimi 10 anni ho notato un considerevole diversificazione dei prodotti, questo mi porta a pensare che in futuro i buyer possano provare a inserire degli assortimenti di prodotti di nicchia; ma non so quanto ne valga la pensa se non c'è dietro una promozione adeguata. Francamente credo che desiderio di esser distribuiti in GD sia sbagliato e che il punto di forza per raggiungere una buona distribuzione sia proprio evitarla e focalizzandosi si un catalogo più ambio, basse tirature e distribuzione esclusiva nel NT.

      Elimina
  3. Credo che a causa della domanda mal posta, ci sia un po di confusione. La GD (es iper) sono un canale distributivo non tutto il mass market; il mass market è il mercato di riferimento. Come chiedere perché il cibo per gatti non viene venduto in macelleria. Quindi nessun problema per tirature e pagamenti. Il problema è a monte: richiesta del del prodotto da parte del consumatore... necessitano quindi un adattamento del prodotto con licenze e/o promozione. Considerando che attualmente non si ha la certezza neanche con le licenze e pubblicità in TV... meglio rimanere nel mercato di nicchia.

    RispondiElimina
  4. Ragazzi, non inventiamoci problemi dove non ci sono.
    Le piccole case potrebbero collaborare ad un progetto comune che aiuterebbe tutte a spravvivere.
    Un sito per l'ordine dei giochi con "tessera prepagata".
    Sul sito si inseriscono codice tessera e numero dello scontrino con l'opzione, volendo, di immettere anche il nome della catena da cui hanno acquistato la tessera, e ovviamente il proprio indirizzo per riceverlo direttamente a casa.
    In questo modo nei negozi si potrebbero mettere solo i "buoni" dei prodotti con costo di spedizione incluso, richiedendo alle GDO di inserire nel sistema un tool per la spedizione giornaliera, se non è possibile in tempo reale, dei numeri degli scontrini su cui appaiono le vendite delle tessere e le quantità vendute per aggiornare il sistema di ordinazione.
    Poi, volendo, è possibile anche permettere il ritiro dei giochi nei "negozi specializzati" che potrebbero trattenere la quota di spedizione del gioco come compenso (credo a loro convenga anche più che venderlo) e guadagnarne anche loro in termini di visibilità.
    Si otterrebbero tutti i benefici della grande distribuzione con il costo minimo e senza resi, perché se si rovina la tessera quanto costa? pochi centesimi? E il supermercato non avrebbe appunto problemi di spazio, perché le tessere costano pochissimo e i furti sono inutili, mancando il numero di scontrino per l'ordine...
    E, come già detto, anche gli specializzati potrebbero avere il loro tornaconto.
    Ragazzi, siamo nell'era di internet! Usiamolo questo strumento preziozo!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I problemi ci sono e come, un tentativo storico di collaborazione tra editori in Italia c'è stato ed ha funzionato solo in parte. Ottima l'idea di scontrini/cataloghi in stile pacchetto viaggio che si vendono in GD, ma non risolve nessun problema perché i clienti sono sempre gli stessi, cambi solo canale di vendita.

      Elimina
    2. Se non erro, Giochi Uniti era nata con questo intento.

      Elimina
    3. GU ha acquisito marchi, non mi pare cerchi collaborazioni...

      Elimina
    4. Non ho detto che oggi cerca collaborazioni, ma intendevo che nacque proprio con il fine di collaborare per un unico centro distributivo. Ancor prima di acquisire diversi marchi editoriali. Potrei sbagliarmi, ma... che dire... potrebbe esser uno spunto per un nuovo articolo sul tuo blog; prova a contattarli.

      Elimina
    5. Ragazzi, io non ho parlato di un "centro unico di distribuzione", anzi.
      Il sito in questione ha la sola funzione di smistare gli ordini alle società iscritte.
      Esistono già siti simili, anche se sfruttati solo dagli addetti ai lavori, quindi la tecnologia c'è.
      Una richiesta fatta lì viene inviata direttamente alla casa interessata senza intermediari. Quindi solo la casa sa quanti ordini riceve e il sito verifica solo se è stata effettuata la vendita.
      Volendo essere ancora più "economici" per spese e altro è possibile anziché vendere le tessere, fare un po' come le schede telefoniche, quindi appoggiarsi ad un software già esistente che genera il codice d'ordine direttamente sullo scontrino come accade per l'acquisto di credito telefonico, per cui direttamente sullo scontrino viene generato il codice e inviato direttamente alla società telefonica per attivare il codice per l'accredito dell'importo acquistato e pagato.
      Come ho detto, le tecnologie ci sono, basterebbe usarle. Se avessi io i 10-15.000 euro per avviare la progettazione, lo farei al volo. Sarebbe un investimento sicuro.

      Elimina
  5. La legge del mercato si basa su domanda e offerta e non il contrario... i massimo 30.000 giocatori italiani ricercano il prodotto indipendentemente dal modo in cui viene offerto, ed a volte la ricerca è parte del divertimento... il resto del mercato semplicemente non richiede altro di ciò che trova negli scaffali... ergo... non c'è domanda e quindi non si avverte la neccessità per la grande distribuzione di allargare il mercato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema di base è proprio "Il gioco, questo sconosciuto".
      Allo stato attuale solo gli appassionati conoscono quei giochi e spesso li conservano gelosamente quasi come materiale da collezione rendendolo sempre più "materiale di nicchia".
      Aprire le vendite alla grande distribuzione significa "visibilità", quindi non solo gli appassionati possono scoprire che esistono, "curiosità", quindi magari qualcuno, per provarli, li compra, e soprattutto "diffusione", perché chi li compra per curiosità li proverà con amici e conoscenti che poi ne parleranno con altri amici e conoscenti e così via, quindi il bacino di vendita sicuramente aumenta.
      Allo stato attuale quei negozi sopravvivono appena con i pochi appassionati esistenti, cosa che non aiuta il commercio di quei beni.
      Ho fatto una proposta, nel mio precedente commento, con precisi limiti e riferimenti proprio per massimizzare la diffusione con la minima spesa.
      E questo aiuterebbe la diffusione dei giochi al momento sconosciuti e la diffusione della cultura "il gioco non è solo per bambini".

      Elimina
  6. Matteo, teoricamente hai ragione, in pratica, per fortuna, non è proprio così. Un esempio è che in molte città l'offerta non arriva e una distribuzione migliore permetterebbe dei volumi di vendita maggiori. Tirature maggiori permetterebbero dei prezzi migliori, in particolar modo per le localizzazioni. La promozione inoltre da a accesso a certi segmenti che non si raggiungevano o che non erano a conoscenza del prodotto, un esempio è Dixit... non conosciuto da tutti quelli che conoscono Taboo. Ma questi sono argomenti ben chiariti dagli intervistati.

    RispondiElimina
  7. ok Daniele hai esposto argomentazioni valide ma il problema resta sempre quello.. puoi migliorare anche la distribuzione (cosa che richiederebbe notevole investimento e una mezza rivoluzione) ma il bacino di utenza resta lo stesso, non lo cambi. hai citato taboo e dixit, la maggioranza fatica a capire il funzionamento dei più famosi taboo, visual game, Risiko per non parlare di monopoly (ce ne fosse uno che usa le regole correttamente) come possiamo pensare che sappiano giocare a dixit? ci ritroviamo spesso davanti ad un rifiuto mentale ad approcciarsi al mondo del gioco! manca la cultura del gioco e fino a che non si riuscirà a inculcarla non si potrà (o rimarrà molto difficile) aprire nuovi sbocchi per incrementarne la distribuzione.

    RispondiElimina
  8. Gran bella raccolta di informazioni e opinioni.
    Bravo!

    RispondiElimina