martedì 6 gennaio 2015

Hawaii. L'isola che c'è! (lo Snob)

Il sole, le onde da cavalcare, il suono di un ukulele, la pesca, la danza delle ballerine, in una parola: Hawaii. Se con altri titoli la confidenza è arrivata dopo una o due partite o preghiere in ginocchio degli altri componenti del gruppo che mi invitavano a provare i loro acquisti, con Hawaii è stato un colpo di fulmine. Visto già apparecchiato sul tavolo gestito dalla TreEmme alla Play del 2013, era come una sirena che cantava. Graficamente bellissimo, risorse da raccogliere (ottimi i materiali in legno), nemmeno uno straccio di carta, tutto quello che mi serve per divertirmi. E così di preghiere il tipo non ha dovute farne nemmeno una, è bastato un volete provarlo? È stata fatta.

 In questo titolo ci caleremo nei panni di un capo tribù hawaiano che deve barcamenarsi per espandere il proprio  villaggio nell'arco di 5 turni in cui potrà costruire edifici, piantare alberi da frutto, assoldare surfisti e ballerine, collezionare Kahuna e Tiki (delle sorta di totem), appropriarsi di Bonus vari (divinità e set di frutta) e pescare, oltre al visitare le isole vicine. Tutto questo tenendo conto che la moneta dell’isola sono le conchiglie, (cavoli! magari potessi pagare 40 conchiglie per una bottiglia di Morellino) che la frutta funge da jolly, e che ogni passo che fai lo devi pagare in piedi. La plancia modulare è bellissima, e le posizioni sia degli edifici che delle isolette ogni volta differenti rendono uniche tutte le partite. Certo è, che il set up è veramente lungo (oltretutto nella scatola i pezzi ci stanno a malapena), una volta fatto però i turni scorrono veloci (paralisi da analisi permettendo) lasciando anzi la tipica sensazione che si poteva fare qualcosa in più se si avesse avuto il tempo (o le risorse).

Mi viene chiesto spesso qual è la strategia migliore, visto che al momento della decina e più partite all'attivo detengo il 90% delle vittorie. (cosa che non è una costante in tutti gli altri giochi) Rispondo che non esiste una strada assicurata, la mia strategia si basa solitamente sulla scelta di un paio di mosse facilmente accessibili dalla vicinanza della risorsa\costruzione, e dalla flessibilità nel sapersi adattare all'andamento della partita. Sicuramente una cosa che ho riscontrato indispensabile è l’utilizzo delle barche, sia per pescare, che per visitare le isole con relativi bonus, ma resta comunque a mio avviso una scelta abbastanza ovvia (se abiti su una cavolo di isola e non hai nemmeno una barca sei un pirla).

Una considerazione, invece, è da fare sull'approccio alla partita che, vuoi per l’ambientazione diciamo easy, vuoi per la grafica fumettosa, spesso ha portato i giocatori a sottovalutare il gioco in sé, che invece risulta (a mio modesto parere) più impegnativo del previsto, nel senso che le opzioni  sono tante e vanno scelte in maniera oculata. Perciò se vi piacciono il mare, le barche, le onde e i titoli dove hai mille cose da fare Hawaii fa per voi. A proposito, nella mia tipica abbinata boardgame musica, in questo caso non potevo fare a meno dei Beach Boys e scelgo Fun, Fun, Fun.

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