martedì 20 gennaio 2015

Grand Cru. La vita è troppo breve per bere vino scadente (lo Snob)

Da amante del buon vino (e della buona tavola), era da tempo che aspettavo un titolo che ne proponesse l’ambientazione. Possibile che a nessuno venisse l’ispirazione di farci immergere nel mondo di Bacco? “Annata” 2010! Eccomi accontentato! Sì perché in quell'anno ne uscirono ben due: Vinhos e Grand Cru. Purtroppo i membri del nostro gruppo si sono da subito dimostrati restii ad investire nel primo (anche se poi portano a casa titoli che fanno rizzare i capelli), intimoriti dalla durata e dalla presunta complessità. “Non è un gioco per noi dai!” continuavano a ripetere quei miscredenti semiastemi che trangugiano robaccia da discount! Bleah! (che Dio li perdoni). Nel frattempo stavo monitorando il progetto Viticulture che, proponendo il binomio Toscana\vino mi tentava molto. Purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto per Viticulture, cosicché mi è arrivato in regalo quest’anno Grand Cru. Immaginate quindi l’entusiasmo nel poter finalmente vestire i panni del viticoltore.


Ora, il dubbio era comunque in agguato dietro l’angolo, uno Svizzero che propone un gioco sul vino (dalla patria del cioccolato) pubblicato in Germania (patria della birra e del wurstel), non è che mi desse tutte queste garanzie! Però mi sono lasciato alle spalle i pregiudizi e l’ho provato con obbiettività. Cominciamo con la grafica e i materiali. Siamo sulla sufficienza: se da un lato le illustrazioni sono buone (molto bella quella sulla scatola, un po’ meno quelle sul resto dei materiali), i materiali un pochino mi hanno deluso. I soldi di carta non mi piacciono per niente. (da quando in qua esistono soldi con l’effige della vite?)  Le plancette individuali che rappresentano il nostro vigneto\cantina sono in un cartone leggero e seppur le varie pedine siano in legno, proprio non capisco perché fare la bottiglia segna stagioni di plastica. Un sacrilegio, come mettermi davanti un Tavernello! Soprassiedo anche alla scelta dei vitigni, Gamay, Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon e Pinot nero... (che ne capisce uno Svizzero di vino). Anche qui, però, passo oltre senza dare troppo peso alla cosa, e vediamo come gira il gioco nelle sue meccaniche.

Si parte innanzitutto chiedendo un prestito alla banca per aprire la propria attività, cosa che determinerà oltre alla quantità di Franchi con cui inizieremo, anche quanti interessi pagheremo ad ogni turno. La partita si svolge nel corso di alcuni anni (numero variabile), e ognuno è suddiviso in due fasi. La prima di sviluppo (acquisto vitigni, migliorie, quotazioni vini, vendita, etc), la seconda fase, detta fine anno, dove parteciperemo alla fiera del vino. Qui si ricevono i punti prestigio che andremo poi ad usare per le azioni speciali (essere primo giocatore, vendemmia tardiva, etc). Fatto questo si passa all'invecchiamento del vino nella propria cantina, al pagamento degli interessi e, al saldo dei debiti oppure alla richiesta di nuovi fondi. Quando un giocatore chiude tutti i suoi debiti oppure va in bancarotta, finisce la partita e calcolando il valore di tutto il proprio vigneto, si determina il giocatore che ha realizzato il maggior profitto.

Allora, diciamo che alcune meccaniche sono ben ambientate (vedi l’invecchiamento del vino, la fiera e la vendemmia), altre un po’ meno, ad esempio le azioni speciali che risultano piuttosto macchinose e spesso poco sfruttabili. Ci sono poi alcune condizioni, come quella che determina la fine della prima fase che non sono ben esplicate dal regolamento. Però tutto sommato, ci si cala abbastanza bene nei panni di aspiranti vignaioli, e il gioco risulta gradevole e con la giusta dose di complessità. Scegliere con quanti Franchi partire è importante, troppo pochi optando per una partita lampo non paga quasi mai, d’altra parte avere un debito troppo altro può tagliarci fuori dai giochi perché, è vero che alla fine vince chi ha più soldi, ma è anche vero che chiudere con ancora debiti da saldare porta a dei malus consistenti. Anche nella scelta dei vitigni, visti i valori diversi, una strategia verso vini che maturano velocemente ma che danno poco profitto non ci porterà lontano, quindi alla fine è necessario trovare il giusto equilibrio tra tutte queste variabili, incluse le migliorie indispensabili per velocizzare o incrementare le nostre azioni. Rimango perciò soddisfatto di Grand Cru. Se quindi, riuscite come me a coltivare Merlot pensando che sia Morellino di Scansano, passerete un'oretta e mezza immersi nel profumo di un vino di qualità. A proposito di qualità, “Old red wine” dei The Who, è il pezzo perfetto da abbinare all'esperienza.

4 commenti:

  1. gioco carino, con il pregio di tenermi in quel piacevole stato di leggera ansia per tutta la partita per cui ti chiedi "vincerò?" senza che la cosa pesi troppo

    RispondiElimina
  2. ...un parallelo con Vinhos (che adoro)?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. nessuno di noi ha Vinhos in collezione, e non credo che qualcuno del gruppo l'abbia mai provato. a giudicare da quanto ho letto i livelli di difficoltà e complessità dei due non sono nemmeno paragonabili. Grand Cru è piuttosto lineare e facilmente assimilabile.

      Elimina
  3. io personalmente non ho mai provato vinhos purtroppo (per i motivi citati nell'articolo) perciò non saprei dirti.

    RispondiElimina